Stephen King, On Writing – p. 19

A un certo punto cominciai a scrivere racconti per conto mio. L’imitazione precedette la creazione: copiavo parola per parola i fumetti della serie Combat Casey sul mio blocco Blue Horse e, quando mi sembrava il caso, li arricchivo con descrizioni personali. «Erano in una fattoria, accampati in un dannato stanzone», scrivevo.

Stephen King, On Writing – p. 29

Vorrei chiarire subito un punto. Non esiste un Deposito delle Idee, non c’è una Centrale delle Storie, un’Isola dei Best-Seller sepolti; le idee per un buon racconto spuntano a quel che sembra letteralmente dal nulla, ti piombano addosso di punto in bianco: due pensieri che prima erano del tutto indipendenti tutto a un tratto trovano un punto d’incontro e si concretizzano in qualcosa di assolutamente nuovo. Il tuo compito non è trovare queste idee ma riconoscerle quando si manifestano.

Stephen King, On Writing – p. 38

Bruce Dern incazzato nero su una Harley e Vincent Price incazzato nero in un castello stregato affacciato su un oceano irrequieto: che cosa chiedere di più? Con un po’ di fortuna ti beccavi anche Hazel Court in una camicetta da notte di pizzo corta corta.

Stephen King, On Writing – p. 41

Se scrivi (o dipingi o danzi o scolpisci o canti, immagino), ci sarà molto semplicemente qualcuno che cercherà di farti star male per aver osato tanto.

Stephen King, On Writing – p. 49

Scrivi con la porta chiusa, riscrivi con la porta aperta. In altre parole, ciò che scrivi comincia come una cosa tutta tua, ma poi deve uscire.

Stephen King, On Writing – p. 49

«Quando scrivi una storia, la stai raccontando a te stesso», disse. «Quando la riscrivi, il tuo compito principale è togliere tutto quello che non è la storia.»

Stephen King, On Writing – p. 53

Ci siamo conosciuti quando lavoravamo in una biblioteca e io mi sono innamorato di lei durante un seminario di poesia nell’autunno del 1969,

Stephen King, On Writing – p. 54

Tra gli studenti scrittori che conoscevo allora era diffusa l’opinione secondo cui la buona scrittura veniva spontaneamente, in uno sgorgare emotivo che andava colto al volo; quando stai costruendo quella fondamentale scala che porta al cielo, non puoi perder tempo a gingillarti con un martello in mano. […] Gli scrittori erano stenografi baciati dalla sorte che ascoltavano dettati divini.

Stephen King, On Writing – p. 56

La buona scrittura può essere al contempo inebriante a livello emotivo e pregnante a livello intellettuale. Se una persona in totale padronanza delle sue facoltà mentali è in grado di scopare come se fosse fuori di testa – arriva addirittura ad andarci, fuori di testa, nel fuoco di quella passione – perché gli scrittori non dovrebbero essere capaci di sbiellare rimanendo sani di mente?

Stephen King, On Writing – p. 65

E tutte le volte che vedo un’opera prima dedicata a una moglie (o a un marito), sorrido e penso: ecco qualcuno che sa. Scrivere è un’occupazione solitaria. Avere qualcuno che crede in te fa una grande differenza.

Stephen King, On Writing – p. 69

Fermare un lavoro solo perché è difficile, sul piano emotivo o su quello creativo, è una cattiva idea. Talvolta bisogna andare avanti anche se non te la senti e talvolta stai facendo un buon lavoro anche quando hai la sensazione di faticare come un cretino solo per spalare merda da seduto.

Stephen King, On Writing – p. 101

Uno dei servizi peggiori che potete fare alla votra scrittura è pompare il vocabolario, cercare paroloni perché magari vi vergognate un po’ della semplicità del vostro parlare corrente.

Stephen King, On Writing – p. 102

Ricordate che la regola fondamentale del vocabolario è: usate la prima parola che vi viene in mente, se è appropriata e colorita. Se esitate e vi mettete a riflettere, vi verrà in mente un’altra parola, è ovvio, perché c’è sempre un’altra parola, ma probabilmente non sarà buona come la prima o altrettanto significativa.

Stephen King, On Writing – p. 107

I verbi hanno due forme, attiva e passiva. Nella forma attiva, il soggetto della frase fa qualcosa. Nella forma passiva, qualcosa viene fatto al soggetto della frase. Il soggetto subisce l’azione. Dovete evitare la forma passiva. Non sono l’unico ad affermarlo; troverete lo stesso consiglio in The Elements of Style. Strunk e White non si soffermano sull’attrazione che hanno molti scrittori per la forma passiva, ma io lo farò; io credo che piacciano agli scrittori timidi per lo stesso motivo per cui agli amanti timidi piacciono i partner passivi. La voce passiva non fa paura. Evita di affrontare l’ansia dell’azione; il soggetto non ha che da chiudere gli occhi e pensare all’Inghilterra, per parafrasare la regina Vittoria. Credo anche che gli scrittori insicuri vedano un tocco di autorevolezza nell’uso dei verbi al passivo, un modo per conferire persino solennità al loro lavoro. Se trovate solenni i manuali di istruzioni e le circolari ministeriali, hanno ragione loro.

Stephen King, On Writing – p. 126

Se volete fare gli scrittori, ci sono due esercizi fondamentali: leggere molto e scrivere molto. Non conosco stratagemmi per aggirare questa realtà,

Stephen King, On Writing – p. 127

Quasi tutti gli scrittori ricordano il primo libro che hanno posato pensando: io posso fare meglio di così. Cavoli, ma io faccio meglio di così! Che cosa c’è di più incoraggiante per lo scrittore alle prime armi che accorgersi che il proprio lavoro è migliore di quello di qualcuno che viene pagato per il suo? Non c’è modo migliore di imparare che leggendo prosa brutta…

Stephen King, On Writing – p. 136

Il vostro luogo di scrittura […] ha in realtà bisogno di un solo elemento: una porta che si abbia la voglia di chiudere. La porta chiusa è il vostro modo per comunicare al mondo e a voi stessi che fate sul serio; vi siete impegnati a scrivere senza mezzi termini e intendete andare fino in fondo.

Stephen King, On Writing – p. 136

Nel momento in cui entrate nel vostro nuovo luogo di scrittura e chiudete la porta, dovete aver stabilito un traguardo quotidiano da raggiungere.

Stephen King, On Writing – p. 143

Secondo me racconti e romanzi sono costituiti da tre parti: narrazione, che conduce la storia dal punto A al punto B e infine al punto Z; descrizione, che offre al lettore un’ambientazione con un sapore di realtà; e dialogo, che dà vita ai personaggi attraverso il parlato. Vi chiederete dov’è la trama in tutto questo. La risposta, la mia in ogni caso, è: da nessuna parte.

Stephen King, On Writing – p. 144

Diffido della trama per due ragioni: perché le nostre vite ne sono in larga misura prive, anche prendendo tutte le più ragionevoli precauzioni e stilando i più accurati programmi; e perché credo che la costruzione di una trama e la spontaneità della creazione vera siano incompatibili.

Stephen King, On Writing – p. 145

Ciò che desidero è collocare un gruppo di personaggi (forse una coppia; forse un individuo solo) in una certa situazione e vedere come si tolgono d’impaccio.

Stephen King, On Writing – p. 151

«Un film dovrebbe nascere già costruito in linea di massima», mi disse l’editor cinematografico Paul Hirsch. Lo stesso vale per i libri. Credo sia raro che incoerenza o una narrazione fiacca si possano risolvere con un’operazione così poco incisiva qual è la stesura di una seconda bozza.

Stephen King, On Writing – p. 188

Partire da un tema prestabilito è un buon modo per scrivere male. Un buon romanzo parte sempre dalla storia per arrivare al tema; quasi mai comincia dal tema per diventare storia.