Paul Auster, 4 3 2 1 – p. 54

Due mesi dopo la partenza di Arnold e Joan per la California, zio Lew ebbe un incidente con la Cadillac bianca sulla Garden State Parkway e morì nell’ambulanza che lo stava portando in ospedale, e prima che chiunque potesse comprendere la rapidità con cui gli dèi compivano la loro opera quando non avevano di meglio da fare, il clan Ferguson si era disintegrato.

Paul Auster, 4 3 2 1 – p. 132

proprio quando stava per dare sfogo a tutta la sua indignazione, Ferguson fece bruscamente dietrofront e si rese conto che doveva smetterla con le pose da anima bella e ammettere che tutto era possibile.

Paul Auster, 4 3 2 1 – p. 140

il sole era nella stanza con loro e lui poteva vedere il suo corpo, i loro due corpi, e quindi ogni carezza era anche un’immagine di quella carezza

Paul Auster, 4 3 2 1 – p. 150

perché quando Ferguson gli ebbe letto l’ultimo verso, Finché le voci umane ci svegliano, e anneghiamo, suo padre si voltò e lo guardò negli occhi, lo guardò con un’intensità che Ferguson non gli aveva mai visto in tanti anni che lo conosceva, e dopo una lunga pausa disse: Oh, Archie. Che meraviglia. Grazie. Grazie tante. Poi suo padre scrollò il capo tre volte e ripeté le ultime parole: Finché le voci umane ci svegliano, e anneghiamo.

Paul Auster, 4 3 2 1 – p. 168

Il fascino dei giornali era del tutto diverso dal fascino dei libri. I libri erano solidi e permanenti, i giornali fragili ed effimeri, prodotti usa e getta che venivano buttati via non appena erano stati letti, per essere sostituiti la mattina dopo, ogni mattina un giornale fresco per il nuovo giorno. I libri procedevano dall’inizio alla fine in linea retta, mentre i giornali erano sempre in vari posti contemporaneamente, un guazzabuglio di simultaneità e contraddizione, storie multiple che convivevano sulla stessa pagina, ognuna specchio di una faccia diversa del mondo, ognuna espressione di un’idea o di un fatto completamente slegato da quello accanto, una guerra a destra, una corsa coi sacchi a sinistra, un edificio in fiamme in alto, un raduno di girl scout in basso, cose grandi e cose piccole mescolate fra loro, tragedie a pagina 1 e inezie a pagina 4, allagamenti invernali e indagini della polizia, scoperte scientifiche e ricette per dolci, morti e nascite, consigli ai cuori infranti e parole crociate, passaggi da touchdown e dibattiti al Congresso, cicloni e sinfonie, scioperi del sindacato e voli transatlantici in mongolfiera, il giornale del mattino contava inevitabilmente ciascuno di questi fatti tra le sue colonne di inchiostro nero sbaffato, e ogni mattina Ferguson esultava davanti a quel calderone, perché il mondo era cosí, secondo lui, ribolliva come un calderone, con dentro milioni di cose diverse che succedevano nello stesso momento.

Paul Auster, 4 3 2 1 – p. 377

forse l’amore non c’entrava niente, forse amore era solo una parola pretenziosa per mascherare i bisogni oscuri, incontrollabili della libidine bestiale, e se eri al buio e non vedevi la persona che ti stava toccando, cosa importava il modo in cui riuscivi a far scorrere i tuoi fluidi?

Paul Auster, 4 3 2 1 – p. 385

Era la prima volta che Ferguson vedeva un gruppo di persone trasformarsi in una folla impazzita, e per quanto faticasse ad accettarlo, quel mattino imparò una lezione incontestabile e cioè che un gruppo di persone a volte poteva esprimere una verità nascosta che nessuna persona di quel gruppo avrebbe osato esprimere da sola, nella fattispecie il rancore e perfino l’odio.

Paul Auster, 4 3 2 1 – p. 387

Il tempo, si rese conto, andava sia avanti sia indietro, e siccome nei libri le storie potevano solo andare avanti, la metafora del libro non stava in piedi.

Paul Auster, 4 3 2 1 – p. 388

Il tempo si muoveva in due direzioni perché ogni passo nel futuro si portava dietro un ricordo del passato, e anche se non aveva ancora compiuto quindici anni, Ferguson aveva accumulato abbastanza ricordi per sapere che il mondo intorno a lui veniva plasmato di continuo dal suo mondo interiore,

Paul Auster, 4 3 2 1 – p. 391

la lettura di Delitto e castigo lo cambiò, Delitto e castigo fu il fulmine che si abbatté dal cielo e lo mandò in frantumi, e quando riuscì a riprendersi Ferguson non ebbe più dubbi sul futuro, se un libro poteva essere questo, se un romanzo poteva fare questo al tuo cuore, alla tua mente e ai tuoi sentimenti più profondi sul mondo, allora scrivere romanzi era senz’altro la cosa migliore che potevi fare nella vita, perché Dostoevskij gli aveva insegnato che le storie inventate potevano andare ben oltre il semplice divertimento e lo svago, potevano rivoltarti come un calzino e scoperchiarti il cervello, potevano scottarti e gelarti e metterti completamente a nudo e scaraventarti tra i venti furiosi dell’universo.

Paul Auster, 4 3 2 1 – p. 397

vecchi reduci di una sinistra ormai svanita che dopo quarant’anni ancora discutevano sui motivi per cui la rivoluzione era fallita, la rivoluzione abortita che un tempo sembrava alle porte e adesso era solo il ricordo di qualcosa che non era mai esistito.

Paul Auster, 4 3 2 1 – p. 405

Povera signora Schneiderman. Aveva perso l’amore della figlia perché l’aveva amata con poca saggezza. Poi, spingendo quel concetto ancora piú oltre, Ferguson si disse: Poveri i genitori non amati che finiscono sottoterra, e poveri anche i loro figli.

Paul Auster, 4 3 2 1 – p. 467

alla fine la madre aveva sostituito Dio nella sua mente come essere supremo, l’incarnazione umana dello spirito divino, una divinità imperfetta e mortale soggetta ai malumori e alle continue confusioni che affliggono tutti gli esseri umani, ma lui la venerava perché era l’unica persona che non lo deludeva mai e, malgrado i dispiaceri che le aveva dato o le brutte figure che aveva fatto con lei, sua madre continuava ad amarlo e non avrebbe mai smesso per tutta la vita.

Paul Auster, 4 3 2 1 – p. 490

un genere di critica elementare, meno interessata a dare giudizi e piú a cercare di catturare l’esperienza dello spettatore.

Paul Auster, 4 3 2 1 – p. 538

ma appunto per questo le loro discussioni erano istruttive, perché ogni volta che Mike lo metteva alla prova lui era costretto a riflettere di piú sulle proprie opinioni, e come potevi imparare qualcosa se parlavi solo con chi la pensava esattamente come te?

Paul Auster, 4 3 2 1 – p. 712

No, invece, rispose Ferguson. Solo perché il capitalismo è il problema non significa che l’Sds farà sparire il capitalismo. Io cerco di vivere nel mondo reale, Amy, mentre tu sogni cose che non accadranno mai.

Paul Auster, 4 3 2 1 – p. 794

e comunque cosa significava essere se stessi, si chiese, lui aveva varie persone dentro di sé, addirittura tante persone, una forte e una debole, una riflessiva e una impulsiva, cosí tante e cosí diverse che alla fine lo rendevano grande come tutti o piccolo come nessuno,

Paul Auster, 4 3 2 1 – p. 810

Credevo nel progresso e nella ricerca di un domani migliore. Avevamo sconfitto la poliomielite, no? Poi avremmo sconfitto anche il razzismo.

Paul Auster, 4 3 2 1 – p. 920

Non avrebbe combattuto sulle barricate ma applaudito chi lo faceva, e poi sarebbe tornato in camera a scrivere il suo libro.

Paul Auster, 4 3 2 1 – p. 925

Io aspettavo che si facesse vivo lui, lui aspettava che mi facessi vivo io, e prima che uno dei due si muovesse, il tempo è scaduto.