Umberto Eco, Apocalittici e integrati – p. 224

Una serie di eventi, che si ripetono secondo uno schema fisso (iterativamente, così che ogni evento riprenda da una sorta di inizio virtuale, ignorando il punto di arrivo dell’evento precedente) non è nuovo nella narrativa popolare, anzi ne costituisce una delle forme più caratteristiche. E su questa linea potremmo ricordare, tanto per fare un esempio, le storie del Signor Bonaventura, in cui l’acquisizione del milione finale non modificava affatto la situazione del protagonista, che l’autore ci riconsegnava puntualmente all’inizio della storia successiva. […] Il lettore ritrova di continuo e punto per punto quello che già sa, quello che vuole sapere ancora una volta e per cui ha speso il prezzo del fascicolo. Il piacere della non-storia, se una storia è uno sviluppo di eventi che deve portarci da un punto di partenza a un punto di arrivo a cui non ci saremmo mai sognati di arrivare. Un piacere in cui la distrazione consiste nel rifiuto dello sviluppo degli eventi, in un sottrarci alla tensione passato-presente-futuro per ritirarci in un istante, amato perché ricorrente.