Umberto Eco, Apocalittici e integrati – p. 147

Steve Canyon, rispetto a quei tre o quattro “divi” di cui è il riassunto, è assai più elementare e generico, se non altro perché il disegno non gli può conferire quella mobilità di espressione che in un divo, per quanto standardizzato, rivela pur sempre l’individuo. Lo stesso segno grafico richiesto al fumetto obbliga a una stilizzazione pressoché totale, sì che il personaggio si fa sempre più geroglifico.